Pronti per una nuova avventura

Quest'anno si ritorna a nord!! Dopo aver attraversato, lo scorso anno, il continente americano da costa a costa, la nostra prossima metà sarà l'affascinante Islanda. Periodo di partenza sarà, come ormai d'abitudine, ottobre

domenica 23 ottobre 2011

Ad un passo da casa

Oramai non sono molti i chilometri che ci separano da casa, cerchiamo così di sfruttare al massimo le ore che ci sono rimaste.
Contrariamente all'andata, il ritorno l'abbiamo diluito in due giorni in modo da evitare di fare 1200 km in una sola tirata, tenendo conto anche della stanchezza accumulata durante la nostra avventura.
Così partiti da Berlino abbiamo bruciato i chilometri che ci mancavano per raggiungere l'Austria, e dico bruciato nel vero senso della parola visto la media di 160/170 km all'ora.
Arrivati a Salisburgo avevamo già prenotato il ristorante dove mangiare, Pasta e Vino, ristoranti italiano, gestito da italiani, veramente ottimo.
Quindi se passate per Salisburgo vi consiglio vivamente di andare a mangiare li, la cucina è ottima e l'atmosfera pure.
Ovviamente eravamo stati li anche all'andata solo che mi ero dimenticato di scriverlo.
Una cosa che ho notato qui, come in altri posti all'estero in cui sono stato (compreso il periodo in cui ho vissuto in Inghilterra a Sheffield) è che le varie comunità di italiani sono molto unite, molto più che in Italia e quando trovano altri paesani li fanno sentire subito parte di questo gruppo.
Pensate abbiamo pure trovato un Jesolano che lavora allo stadio di Salisburgo ormai da dieci anni.
Lui ci ha fatto un pò da cicerone, portandoci in posti che sinceramente non pensavo ci fossero qui.
Quindi che dire, una giornata, quella di ieri, che doveva essere solo un sosta verso casa, si è tramutata nell'ennesima serata da ricordare di questo viaggio.
Bene, ora si che manca veramente poco al ritorno a casa, entro il pomeriggio saremo a jesolo, quindi preparatevi a rivedere le nostre brutte faccie!!!!!

venerdì 21 ottobre 2011

Ritorno all'inciviltà

Purtroppo questa mattina abbiamo dovuto lasciare l'isola.
Il cielo plumbeo gonfio di pioggia ci accoglie al mattino, la giornata così grigia e ventosa non fa altro che aumentare la malinconia che ci circonda.
Nessuno di noi è poi tanto felice di tornare a casa.
L'aeroporto è stracolmo di gente, sembra quasi che tutti vogliono lasciare l'Islanda oggi, scappare vai non so da cosa, forse da troppa bellezza.
Il viaggio in aereo non è dei migliori, confinati in coda siamo continuamente disturbati da una comitiva di islandesi sovreccitati dal viaggio e pure carichi di birra.
Arrivati a terra, a Berlino, un pò scombussolati, ci capita anche che lo shuttle, del parcheggio dove avevamo lasciato in deposito l'auto, ritardi parecchio anche a causa del caos di gente che fatalità doveva andare tutta nel nostra stessa direzione.
Quindi potete benissimo immaginare che giornata ci sia capitata.
Arrivati stressati a Berlino centro abbiamo dovuto inoltre girare per ore per trovare un parcheggio.
Ok ora distesi a letto ci rilassiamo finalmente, domani iniziamo a tornare verso casa.
Penso che dormiremo una notte a Salisburgo e poi saremo a casa

giovedì 20 ottobre 2011

This is the end..

..cantava il giovane Jim Morrison, in un miscuglio di malinconia e allucinazioni, davanti al pubblico del Whisky a Go Go, dal quale poco dopo sarebbe stato sbattuto fuori.. ..mah..
Quella che provo ora e' una sensazione strana, mentre schiaccio felpe, scarponi e jeans dentro la valigia (come se quest'ultimi mi supplicassero di lasciarli fuori):
non c'e' il desiderio di tornare a casa,
ma la voglia di rimanere a tutti i costi
e la sensazione che, almeno per il momento, quest'isola non mi voglia piu', quasi mi stia sbattendo fuori, ma con la sua naturale gentilezza: "grazie tante megrez, buon viaggio e arrivederci a quando sarai convinto di tornare"
per dirla tutta, secondo me questa terra non e' adatta a gente casinista e sgangherata come quella che abita la nazione dalla quale provengo e della quale faccio parte..

l'Islanda esige rispetto, pretende di essere contemplata in silenzio e se qualcuno ambisce all'onore di cantarne la bellezza o di viverla, deve farlo con delicatezza.

Questa terra ha ispirato Jules Vernes a scrivere uno dei piu´ famosi libri di fantascenza, un romanzo che proclama la bellezza del nostro pianeta;
ospita l'Imagine Peace Tower dedicata al concetto di pace formulato da John Lennon, che dovrebbe essere universale e che e' in sintonia con l'anima dell'isola;
ti accoglie in un abbraccio di contrasti e melodie, attraverso spiagge nere e vette bianche, oceani bui e cieli vivaci e lo fa con la stessa intensita' con cui Janis Joplin canterebbe la sua Piece Of My Heart.
Non e' un caso se ogni giovane che vive qui o scrive o suona o disegna o addirittura fa alcune di queste cose contemporaneamente.
Prendendo esempio da loro, ho deciso di celebrare la fine di questo viaggio miscelando i colori della spiaggia di vik a come immagino io certi luoghi descritti da Stephen King nella Torre Nera (che sto finendo di leggere). Non sono un amante dei racconti fantasy, ma in questo ho trovato un elemento decisamente bizzarro: l'autore ha cercato e trovato il modo di far credere al lettore di essere stato lui stesso la fonte della propria ispirazione, in un gioco tra passato e futuro. Allo stesso modo, io ho voluto ripescare una vecchia poesia, che ora come ora mi sembra sia stata ispirata da cio' che ho provato viaggiando attraverso questo paese. Questo componimento e' piu' utile a me che bello da leggere, ma e' sincero e questa e' la cosa piu' importante.

Ciao Islanda!

-----------

Guida Per Le Necessita'

già così dovresti passarci sopra
e non leggere nemmeno
una riga oltre

esagerato il senso dedicato
e inadeguata la forza
per vivere l’attimo

vedi la traccia del paroliere?
un polverone di bla bla cestinati

calpestare le miriadi
di filosofie infrante
rianima il sangue
di un significato proprio

piano
soffice

l'impiccagione di un sogno

niente occhi chiusi
impara a farne a meno
la vita è tutto ciò che serve

-----------

- MEgrez

Arrivederci Islanda, Goodbye

Dopo due straordinarie settimane passate qui in Islanda, siamo arrivati agli sgoccioli del viaggio.
Ultimo giorno sull'isola, domani l'aereo ci riporterà a Berlino e da li in poi inizierà in viaggio di ritorno a casa.
Nella mente ripassiamo tutti i momenti belli di questa avventura, anche quelli brutti, se poi vogliamo chiamarli così.
Perchè fortunatamente di brutto non è successo niente, ci sono stati solo degli imprevisti, ma si sa in viaggio ci stanno, non puoi calcolare sempre tutto.
Sta qui anche lo spirito d'avventura e vedendo come e dove siamo stati, è andata anche troppo bene.
Il bello è che chiudendo gli occhi puoi rivedere i stupendi paesaggio che ci hanno accompagnato in questo periodo, il mare con le sue coste e le spiagge nere, le montagne con e senza neve, dipende se eravamo al sud o al nord e senza dimenticare i ghiacciai e i vulcani.
Inoltre ci sono state anche le varie lagune, i laghi azzurri o ghiacciati, le distese di lava nere come la notte, le pozze di acqua bollente e i vapori sulfurei delle fumane.
Come avrete sicuramente capito questo paese ci ha veramente impressionato, ci è entrato dentro e penso che non ne uscirà mai.
Mi tornano in mente poi anche i vari giorni in cui ci si spostava quasi solo in macchina, ma non erano per niente noiosi, anzi tra battute varie, scherzi e con le pecore islandesi che ci osservavano dai cigli delle strade e noi che con colpi di clacson le facevamo correre all'impazzata.
Ah si non vi avevo detto delle pecore, qui sono ovunque e non scherzo quando dico ovunque, praticamente erano una costante nei vari paesaggi islandesi.
In qualsiasi zona dell'Islanda le trovavi, perfino inerpicate sulle rocce e sopra le montagne, con la pioggia, il vento burrascoso o la neve, niente riusciva a distrarle dal loro passatempo preferito: mangiare.
Che altro aggiungere, ma ora come ora ho talmente tante cose che mi girano per la testa che, nella confusione generale, sicuramente ho dimenticato qualcosa.
Ok non importa mi tornerà sicuramente in mente prima o poi, anche perchè io di sicuro questa vacanza non la dimentico.
Quindi cara Islanda ti saluto, per il momento, che sia un addio o solo un arrivederci non lo so, però una cosa è sicura, non ti dimenticherò mai.......
Un saluto
Goodbye

mercoledì 19 ottobre 2011

Penisola di Snaefellsnes


Scogliere


Monumento a Verne

Sul Vulcano


 vulcano Snaefell


Una presunta bocca del vulcano

Viaggio al centro della terra


« Discendi nel cratere dello Jokull di Sneffels che l'ombra dello Scartaris viene a lambire prima delle calende di luglio, viaggiatore ardito, e giungerai al centro della Terra. Ecco quello che io feci.
Arne Saknussemm »
Tratto da Viaggio al centro della Terra




La tappa odierna ci porta nella penisola di Snaefellsnes, li si trova lo Sneffels, l'ennesimo vulcano presente nell'isola.
Questo vulcano però rispetto agli altri è famoso non perchè con una sua eruzione abbia causato disastri ambientali o bloccato i voli aerei mondiali per un certo periodo.
E' famoso perchè un certo Jules Verne, lo ha usato in un dei suoi libri più famosi: Viaggio al centro della terra.
Nel romanzo il suddetto vulcano rappresenta la porta d'accesso alle profondità del pianeta.
Ancora prima di arrivare al vulcano la penisola si presenta già nel suo splendore, il tempo è un pò incerto ma gli spiragli di sole rendono magico il panorama circostante.
Il vulcano si presenta come una sorta di piccola catena montuosa la cui cima è nascosta da nubi fitte e minacciose.
Come prodi esploratori, neanche fossimo usciti dal racconto di Verne, ci inerpichiamo su per la montagna.
Fortunatamente il nostro mezzo non ci abbandona, anzi digrigna i denti e con la potenza delle sue ruote motrici ci porta tranquillamente verso la cima.
Purtroppo ad un certo punto abbiamo dovuto abbandonare l'impresa, le nubi troppo fitte e la neve capiente ci ha sconsigliato di proseguire.
Comunque già l'atmosfera che ci circondava, li dove eravamo arrivati, dova un senso al tentativo di scalata.
Tornati su strade più agevoli, continuiamo il nostro giro della penisola.
Sulla punta di essa ci fermiamo ad ammirare le spendide coste vicino Hellnar, alte e frastagliate.
Dopo aver dato un ultima occhiata al vulcano, ci riportiamo sulla strada principale.
Ancora alcuni chilometri e la tappa finale della giornata ci si presenta davanti agl'occhi.
Borgarnes, è qui dove dormiremo stanotte.
Il viaggio ormai è agli sgoccioli, manca davvero poco a tornare nella nostra realtà, lasciando così questo mondo di fata, quasi un'isola che non c'è, ai ricordi.


martedì 18 ottobre 2011

Nei fiordi


Il nostro inseparabile mezzo di trasporto


Il fiordo e il mare

Isafjordur


La guest house


Il centro del paese

Immersi nei fiordi

Finalmente il sole.
Oggi, come sperato, ci siamo svegliati con ottima giornata.
Immersi nella neve, nel piccolo paesino di Isafjordur, ancora un pò assonnati, ci prepariamo a gustarci i bellissimi panorami che ci proporranno i fiordi.
Avendo perso la giornata di ieri, quindi tutta la prima parte dei fiordi, eravamo molto carichi e vogliosi di scoprire cosa ci avrebbe proposto la giornata.
Tutte le belle aspettative sono state appagate, il sole del mattino filtrando tra le piccole nuvole bianche creava la giusta luce.
Il cielo di un azzurro intenso creava, con il territorio circostante colmo di neve, un contrasto stupendo.
Il tutto ti dava un senso di benessere e relax, immergendoti in questo mondo soffice e leggero.
Il mare all'interno dei fiordi era liscio come una tavola, immobile, un immenso specchio in cui le montagne riflettevano la propria immagine.
In questo mondo completamente bianco la nostra jeep, macina chilometri, lo attraversa, sembra di volare tra le nuvole.
Sulle vette dei passi montani la mente si libra lontana, fino all'orizzonte, la testa è cosi leggera che pare galleggiare.
Sembra quasi di attraversare un sogno.
Lasciati i fiordi innevati, torniamo a luoghi più comuni, sempre costeggiando il mare.
La neve e passata, ma quelle immagini ci restano impresse nella retina ancora per molto.
Trovato un posto per la notte, ci corichiamo pensando, sognando le mareviglie che ci aspetteranno domani.
Buona notte.......

Nei gelidi fiordi


scusate il ritardo

Come titola il post, ci scusiamo se ieri non è stato aggiornato il blog, ma purtroppo eravamo senza connessione internet.
Quindi ora vi faccio un rapido riassunto della giornata di ieri.
La mattina, partiti dal nostro ostello sperduto in un fiordo desolato, ci siamo diretti verso i fiordi.
La giornata si presentava già parecchio grigia e ventosa, noi però speravamo in un miglioramento del tempo nel pomeriggio.
Purtroppo non è stato così, già dopo poco che eravamo partiti ha iniziato a piovere.
L'attraversamento dei fiordi, tenendo conto che ci sono parecchi tornanti, salite e discese in pendenza abbastanza elevata e tratti di strada sterrati, non era il massimo con un tempo del genere.
Per non bastare ha pure iniziato a nevicare.
Ad un certo punto si sono pure bloccati i tergicristalli dell'auto e siamo dovuti tornare indietro al paese vicino a 30 all'ora, non vedendo quasi nulla.
Il punto peggiore comunque è stato in un passo di montagna dove il vento fortissimo e la neve, riduceva tantissimo la visibilità.
Ma anche questo fa parte dell'avventura e dei rischi che il viaggio comportava, quindi visto che siamo arrivati sani e salvi, senza rischiare poi più di tanto, cerchiamo il lato positivo della cosa.
La vera cosa negativa è stata che il maltempo ci ha impedito di ammirare la bellezza di quella parte dei fiordi.
Ok una giornata storta ci sta, abbiamo avuto fortuna gli altri giorni, finora siamo riusciti a vedere quasi tutto e anche cose in più rispetto al programma, quindi resta sempre positivo il giudizio del viaggio finora.

domenica 16 ottobre 2011

La capitale del nord


Akureyri


Chiesa di Akureyri

Giornata di transito

Oggi più che altro è stata una giornata di spostamento, siamo partiti da Akureyri e ci siamo fermati solo per dormire in un paesino sperduto, ubicato su una sorta di fiordo/insenatura.
L'ostello si trova appena fuori dal paesino, su una collinetta in mezzo al nulla.
Comunque prima vorrei tornare un attimo indietro a quello che è successo stamani.
Più che a quello che è successo, in realtà niente di che, è stata più la situazione in cui ci siamo trovati.
Ok ora mi spiego.
Stamattina svegliati non prestissimo, saranno state le otto e mezza, abbiamo dovuto aspettare le dieci per uscire a fare colazione.
Questo perchè, soprattutto nel nord dell'Islanda, i bar e gli altri esercizi commerciali aprono dalle dieci in avanti, per poi chiudere per le otto/nove della sera.
Questo rende complicato relogarsi la giornata, più che altro parlando di pasti, visto che noi europei (diciamo pure noi italiani) siamo abituati a fare colazione, mangiare a pranzo e a cena.
Quindi tre pasti e se si è costretti a fare colazione per le dieci, a mezzogiorno non hai di sicuro molta fame e quindi magari mangi per l'una o addirittura le due.
Stesso discorso per la cena, avendo finito di mangiare sulle due alle sette di fame ne hai poca.
Altra cosa che ci ha particolarmente colpito qui e si è notata molto ad Akureyri, è che anche nei giorni festivi le città sono semi deserte.
Oggi che era domenica, alle undici passate in centro città non c'era nessuno.
Sembrava fossero le cinque del mattino, la sera prima poi che era sabato abbiamo fatto un giro sempre in centro e non c'era quasi nessuno.
Sarà perché noi siamo abituati ad altri ritmi di vita, ai sabato sera in cui tutti o quasi escono e vanno in giro, quindi trovarti in queste situazioni ti fa riflettere.
Bisogna anche dire che noi giudichiamo e cerchiamo anche di comprendere uno stile di vita, il loro, che non potremo mai apprendere fino in fondo, d'altronde viviamo in due realtà molto differenti tra loro.
Ok dopo questa digressione sullo stile di vita islandese, vi saluto e ci sentiamo domani.
I fiordi ci aspettano

sabato 15 ottobre 2011

Ancora noi e Godafoss


Andrea e Marco


Godafoss

Caccia alle balene


Il molo


Renegade e Natty

La baia delle balene

L'attrazione principale di Husavik è il whale watching, quindi non potevamo lasciare questo stupendo paesino di mare senza provare l'emozione della "caccia alle balene".
Dal porto della città partono queste imbarcazioni, dei vecchi pescherecci restaurati, appena saliti ti fanno indossare delle pesanti tute per il freddo e per l'acqua.
E credetemi, di acqua se ne prende parecchia, quindi per chi volesse provare questo tour, consiglio vivamente di farlo nel periodo estivo.
La barca si spinge fino all'interno della baia, cambiando poi di volta in volta direzione ad ogni avvistamento di un cetaceo.
Diciamo che non abbiamo scelto il periodo migliore per il whale watching, però devo dire che ne è valsa la pena.
Di balene ne abbiamo viste parecchie, alcune addirittura molto vicine alla barca, non erano grandissime, 6/7 metri di media, però vederle affiorare dall'acqua, con il loro caratteristico spruzzo e poi sucessivamente vederle immergersi mostrando la coda è stato davvero emozionante.
Un consiglio per i deboli di stomaco, non mangiate prima di salire in barca, in mezzo alla baia le onde la fanno ballare talmente tanto da far sembrare il tuor più un giro sulle montagne russe che una tranquilla crociera.
Finito il tutto, un pò ubriacati dalle onde, parecchio bagnati e semicongelati, ci siamo rifugiati in un bar per mangiare e riprenderci un attimo.
E' ora di lasciare Husavik, si riparte attraverso il ring.
Prima di fermarci ad Akureyri, facciamo una piccola sosta a Godafoss, una stupenda cascata chiamata così perchè nell'anno mille il sovrano della zona dopo il passaggio al cristianesimo, aveva buttato nella cascata le statue delle divinità pagane prima di allora venerate.
Come ho già scritto sopra questa notte la passeremo ad Akureyri, detta anche la capitale del nord.
La cittadina, la seconda in ordine di grandezza di tutta l'Islanda, si presenta molto bene.
Rispetta alle altre città islandesi è molto più caratteristica, un pò come Husavik.
Domani cercheremo di avvicinarci il più possibile ai fiordi occidentali, non abbiamo un piano prestabilito per la giornata, quindi decideremo strada facendo cosa vedere e dove fermarci.

Islanda nord orientale


Lago Myvatn


Husavik

Krafla, la bocca dell'inferno


Pozza di acqua bollente


Tra neve e lava

venerdì 14 ottobre 2011

Tu dici? Io dico!

Tappa odierna: Husavick.

Non chiedetemi una cronaca della giornata perché scrivere riassunti ordinati non è il mio forte. E' Marco quello che sa imprimere in un'immagine o in qualche riga il sunto diretto e più efficace per ciò che si vive viaggiando; Renegade potrebbe stupirvi trasformandolo in un meraviglioso dipinto; mentre Natty.. beh, Natty è un discorso a parte; è lo spirito d'avventura fatto a persona, perciò non è tanto quello che può trasmettere agli esterni (come i curiosi che leggono), quanto quello che sa donare ai presenti (i compagni di viaggio veri e propri): sicurezza, simpatia e tranquillità.

Se immaginiamo questo viaggio come un pranzo completo in un ristorante chic, Natty sarebbe un antipasto, Marco il primo e Renegade il secondo.
Io sarei invece qualche guarnizione sparsa qua e là, come un dessert o un caffè o il prezzemolo, che non guasta mai, o la paprika sulle patate fritte, che qua va tanto di moda; cerco di estrapolare idee, pensieri e frasi da buttare là in una qualche forma geometrica e bislacca, che s'aggrovigli in qualche logica, ma che tenti soprattutto di stuzzicare l'appetito.

"Your mind can never change unless you ask it to" come dice una delle mie canzoni preferite.
E' il concetto di base col quale ti scontri quando ti ritrovi catapultato in una realtà diversa dalla tua, ed è più o meno ciò che mi viene da pensare quando vedo neve e pezzi di ghiaccio che si sciolgono piano su una pozza d'acqua fumante proveniente dalla bocca di un vulcano dormiente.
Laghi bollenti e a pochi centimetri un vento polare.
Vecchietti che, pur vivendo in un posto isolato dal mondo, parlano l'inglese meglio di me, che dovrei saperlo per mestiere.
Case lasciate aperte perché la criminalità qua è solo un concetto inventato da Hollywood.
Certi visi strani (delinquenti ?) che ti accolgono con sorrisi semplici, sinceri e pacifici.
Natty direbbe: "Ou ma dove sen finii? No se capisse pi niente qua.."
Ed è vero. Anche se la sua è una battuta.
Arrivando al dunque: qual'è il vero limite oltre il quale i concetti e la filosofia di vita, che ti sei costruito nella vita, smettono di essere radici di un passato che ti identifica ed importante da ricordare, diventando dei limiti psicologici tanto elementari quanto idioti?
La domanda successiva che ti poni è: posso governare questo limite a mio piacimento?
E' questa la vera liberà a cui miri e che desideri mentre respiri l'aria gelida del lago di Myvatn?

Non mi viene in mente una conclusione decente per questo post, d'altra parte dove sta scritto che devo inserirne una?


- MEgrez

giovedì 13 ottobre 2011

Nel mezzo del fiordo


Seydisfjordur


Seydisfjordur

Lago misterioso


Egilstadir


Egilstadir

Into the storm

Lasciamo Hofn sotto un cielo carico di pioggia.
Come ieri il cielo ci accoglie, al risveglio, sotto un grigiore uniforme.
La pioggia, spinta dal forte vento, ci colpisce implacabile entrandoci fin nelle ossa.
La tappa odierna consisteva nel percorrere i fiordi orientali, godendoci la vista che ci avrebbero proposto.
Purtroppo a causa del maltempo, abbiamo potuto vedere poco niente e di soste ne abbiamo fatte poche, quasi solo per mangiare e per bisogni fisiologici.
Arrivati ad Egilsstadir, una cittadina abbastanza anonima, ci siamo fermati un attimo a vedere il lago.
Lago famoso, dicono, per una leggenda che narra di un mostro che vive nelle sue profondità.
Diciamo che anche il lago era abbastanza anonimo.
Quindi sfiduciati e un pò stufi di girare sotto la pioggia, abbiamo deciso di dirigerci definitivamente dove avremo dormito la notte, Seydisfjordur.
Li lasciate le valigie in ostello siamo scesi fino in centro, il paesino è d'avvero minuscolo, li abbiamo passato il resto della giornata.

mercoledì 12 ottobre 2011

Adventure


Michele


Marco

Ancora ghiaccio....


Piccolo lago ai piedi del ghiacciaio


Montagne che circondano il ghiacciaio

Alla ricerca del ghiacciaio perduto

Secondo giorno a Hofn.
Noi prodi esploratori avevamo come obbiettivo del giorno, trovare la via verso il ghiacciaio Vatnajokull.
La giornata non si è presentata nel miglior modo possibile, appena svegli il cielo era molto nuvoloso e appena lasciato l'ostello ha iniziato a piovere.
Questo ha guastato, e non poco, in progetti che avevamo in mente, purtroppo con la pioggia uscire all'aperto è sempre rognoso.
Comunque saliti sul nostro bolide, ci siamo immessi nel ring e ci siamo avviati verso l'avventura.
Il primo tentativo di avvicinamento al ghiacciaio ci ha portato, attraverso una pista sterrata piena di buche e pozzanghere, all'ennesima lingua ghiacciata con annesso laghetto prodotto dallo scioglimento del ghiaccio.
Il secondo tentativo ci ha portato, attraverso una pista sterrata ancora più lunga della prima, allo stesso risultato.
Dopo una breve sosta per rifornimenti, mangiando qualcosa per rimetterci in forze, mentre fuori continua incessantemente a piovere, decidiamo di fare un ultimo tentativo.
Questo anche dopo aver visto quanto costava andare sul ghiacciaio con un tuor organizzato (100 euro a testa!!)
Decidiamo così di percorrere la pista che usavano le jeep dei vari tuor.
Questa ci ha portato molto all'interno dell'isola e ad una altezza non indifferente, purtroppo ad un certo punto abbiamo dovuto rinunciare.
Eravamo arrivati in un punto pieno di tornanti stretti e pieni di neve, quindi non essendo molto esperti e per non rischiare di uscire fuori strada, abbiamo deciso di tornare indietro.
Non siamo riusciti a toccare il ghiacciaio, a starci sopra con i piedi, però comunque ci abbiamo tentato ed inoltre abbiamo visto molti bei posti lo stesso.
Ora dormiamo ancora una notte a Hofn e poi domani  via verso i fiordi orientali.
A presto.....

Equipaggio


Michele e Renegade


Marco e Andrea

Vatnajokull


Lingua del ghiacciaio


Jokulsarlon

Vik e dintorni


Spiaggia nera di Vik


Il ring

Arrivo tra i ghiacciai

(Martedì 11 ottobre)
Non possiamo lasciare definitivamente Vik senza prima aver visto le sue caratteristiche spiagge nere.
La nostra ormai fidata jeep ci porta direttamente tra le dune sabbiose.
Incastonata tra tratti di alte scogliere, la spiaggia è sferzata continuamente sia dal vento, che dalla furia delle onde oceaniche.
La sabbia, grossa, granulosa e soprattutto nera, quasi scrocchia quando la calpesti, in alcuni punti poi alla sabbia si alternano distese di piccoli sassetti perfettamente rotondo, ovviamente neri anche questi.
Questo ti fa capire quando i vulcani islandesi incidano, sia ora che nel passato, sull'isola.
Salutiamo Vik e riprendiamo il nostro cammino, portandoci progressivamente sempre più ad est dell'Islanda.
Iniziamo così ad avvicinarci al Vatnajokull, il ghiacciaio più grande dell'isola, nonché anche il ghiacciaio più grande del mondo dopo i poli.
Trovata una pista interessante (per pista intendo le stradine sterrate che sono presenti qui) ci addentriamo verso le pendici del ghiacciaio, li estasiati ammiriamo un delle lingue di ghiaccio del Vatnajokull, che dalle sommità innevate scende prepotente verso valle.
Tempo di qualche foto e ci rimettiamo in strada e dopo alcuni chilometri ci ritroviamo in una delle lagune più affascinanti dell'isola, Jokulsarlon.
Questa laguna formata dallo scoglimento e del conseguente ritiro del ghiacciaio, si presenta come una sorta di piccolo lago in cui galleggiano piccoli iceberg.
Grazie alla trasparenza del ghiaccio ed a un effetto ottico particolare, gli icesberg assumono una colorazione blu.
L'effetto finale lascia a bocca aperta, inoltre piccoli mezzi anfibi ti portano attraverso la laguna facendoti ammirare i pezzi di ghiaccio da ogni angolazione.
Esausti ma ancora affascinati da quello che avevamo visto in giornata, risaliamo in auto e con il sole che ci tramonta alle spalle, ci dirigiamo a Hofn, dove dormiremo le prossime due notti.

lunedì 10 ottobre 2011

Wild zone 2


Gullfoss


Vulcano Hekla

Wild zone 1


Faglia


Geysir

"Into the wild" più o meno

Lasciata definitivamente Reykiavik, in una mattina di splendido sole, finalmente direi visto che ormai mi ero rassegnato al grigiore continuo, iniziamo il vero e proprio viaggio on the road.
Lasciato il centro urbano della capitale, ci inoltriamo in lande desolate, caratterizzate da terra nera e pietre laviche.
Il nostro destriero a quattro ruote inizia a macinare strada, passiamo così dalla costiera a zone collinari, e da quest'ultime alle prime montagne, ci immergiamo così nell'interno selvaggio dell'isola.
La prima tappa. situata tra collina e montagna, è una faglia, una grande spaccatura della crosta terreste.
Questa faglia divide la placca americana da quella europea, una stradina proprio al centro di essa, ti consente di attraversarla, ammirando così la maestosità di queste pareti rocciose.
Risalti in macchina riprendiamo il nostro cammino verso la tappa successiva.
Geysir.
All'entrata di questa radura il fumo delle fumarole ci avvolge, l'odore nauseante di zolfo quasi ci stordisce.
La stradina che porta alla vera attrazione e costellata, ai lati, da getti di vapore che escono dal terreno e pozze di acqua in ebollizione.
Arrivati al gaiser, quello più piccolo visto che il grande non è particolarmente attivo, bastano pochi minuti per assistere all'incredibile spettacolo che propone.
La pozza d'acqua ribolle, il livello aumenta e diminuisce di continuo, finché si forma una grossa bolla, in quel momento si sente un rumore come un grosso gorgoglio e poi acqua e vapore vengono sparati in aria a 25/35 metri, lasciando la gente attorno praticamente a bocca aperta.
Questo succede con une regolarità di una volta ogni 8/10 minuti circa.
Lasciato questo posto meraviglioso ci spostiamo a pochi chilometri da li a Gullfoss.
Lì scesa una scala ci si trova di fronte ad una immensa cascata, spettacolare.
Nella gola il boato è veramente forte ed il vento freddo porta le goccie d'acqua fin sopra la cascata.
Se c'è il sole si formano anche degli arcobaleni, rendendo così il posto un pò magico.
Dopo la cascata ci inoltriamo veramente in una parte selvaggia dell'isola, correndo su un strada non asfaltata costeggiando il minaccioso vulcano Hekla, circondati da distese di cenere e pietre laviche.
Tornati sul Ring, la strada principale d'Islanda, torniamo sulla costa e ci dirigiamo verso la meta finale della giornata, Vik.
Domani si riparte verso Hofn, il viaggio continua.....

domenica 9 ottobre 2011

Natura selvaggia


Scogliere


Hot Spring (fumane)

Noi intrepidi viaggiatori


La macchina che ci porterà in giro per l'Islanda

Prodi avventurieri

Giornata alle terme


Laguna Blu


Laguna Blu piscina termale

Natura rude e selvaggia: ADVENTURE!!

Il programma delle attività odierne era forse il più banale tra quelli pensati per queste nostre giornate in Islanda: tappa alla Laguna Blu, le famose terme naturali, e poi via, in giro senza meta, alla ricerca di qualcosa da scoprire e vedere lungo la costa.. così.. giusto per riempire quella giornata, che non sai bene come impostare, perché tanto le bellezze naturali di questo paese le vedrai tutte dopo, no?
E invece che ti va capitare?
Ti ritrovi a girare una curva piegata di lato a 50° con un 4x4, che nessuno del gruppo sa ancora come si guida, al ritmo di "wozzamerica" "aooo natty" "natura rude e selvaggia: adventure!!", e, dopo alcuni saliscendi su strade sterrate dove non si incrocia un'anima, capitare davanti su una serie di scogli altissimi dove l'oceano si infrange con tutta la sua naturale quanto paurosa imponenza..
Ti ritrovi ad uscire con gli amici da un piccolo ristorante tipico del luogo, dove servono pesce freschissimo e zuppa, e che ti ricorda gli anni in cui da piccolo tuo papà ti insegnava a pescare, e, alzando gli occhi verso il cielo, scoprire che quello che stai vedendo all'orizzonte non è semplice fumo di una qualche fabbrica vicina, ma l'aurora boreale splendente, affascinante e misteriosa..
Ti ritrovi ad inseguirla con il 4x4, ormai divenuto il tuo custode più fidato dopo neanche un giorno e subito dopo scendere per contemplarla..
Intendiamoci, le terme sono state un'esperienza meravigliosa, migliore del previsto: servizi fantastici, acqua rilassante, sauna, cascate "massaggiatrici".. ma quando ti ritrovi davanti alla maestosità dell'oceano e all'eleganza dell'aurora, dalle quali ti senti così inaspettatamente sopraffatto, ti rendi conto del perché hai deciso di affrontare il freddo gelido di questo posto per venire a visitarlo..
ci sono emozioni, idee, ispirazione, che nessuna macchinetta fotografica può comprimere in qualche pixel, e che solo gli occhi possono indagare e berne l'anima.

- MEgrez

sabato 8 ottobre 2011

Prima giornata a Reykiavik

Prima giornata intera in Islanda.
Prima giornata a Reykiavik, la capitale.
La giornata non è delle migliori, già dalla prima mattina la pioggia ed il vento burrascoso scuotono l'intera isola.
Il cielo è grigio e le folate di vento fanno ballare i pali della luce.
Un pò tristi e delusi ci rassegniamo ad aspettare una tregua a questo tempo infausto,attendiamo fiduciosi un piccolo spiraglio di sole che ci permetta di esplorare la città.
Fortuna vuole che verso mattina inoltrata, il tutto si calmi, di sicuro non splende il sole e non fa neanche caldo, però non piove quindi riusciamo ad uscire dall'ostello.
La città ci appare da subito molto tranquilla, quasi deserta in un primo momento, poi nelle vie del centro grazie anche a qualche sprazzo di sole, prende vita, la gente percorre le sue strette stradine quasi distrattamente, quasi a memoria.
In quel momento capiamo la estrema instabilità del tempo islandese, le nuvole in cielo passano a gran velocità, si passa da momenti di sole pieno a nuvoloni grigiastri nel giro di pochi minuti.
Dopo qualche ora non facciamo neanche più a caso alle piogge improvvise che caratterizzano la giornata odierna.
La città come ho già detto non e poi così grande quindi, dopo aver visto le due chiese principali, il centro congressi dall'architettura moderna ed aver mangiato carne di balena in un caffè ristorante del centro, abbiamo trascinato i nostri piedi ormai stanchi verso il nostro ostello.
Dopo cena, scesi nella living room, dove per la seconda sera di fila si festeggia October fest, abbiamo bevuto una birra, rilassandoci e chiacchierando, immersi nel clima festaiolo della serata.
Domani avremo finalmente la macchina ed inizierà il nostro viaggio esplorativo dell'isola.

Membri dell'equipaggio part 2


Renegade


Marco

Membri dell'equipaggio part 1


Michele

Andrea

Reykiavik part 2


Porto di Reykiavik


Centro Congressi

Reykiavik


Chiesa Luterana


Centro di Reykiavik